ho avuto un’idea per una serie di scritti sul blog, che quindi è vivo più che mai: ho solo l’impressione che tre quarti dei click contati in fondo siano miei. E nessuno commenta! Parlerò di libri-film-dischi che mi hann o influenzato, prendendo spunto da lì per arrivare… chissà dove.
Tralascerò le Top Five, e molti degli aspetti che mi accomunano a Rob, il protagonista del libro di Hornby. Il punto importante per me è che molto tempo prima di leggere Alta Fedeltà, diversi testimoni – per lo più persone che ne hanno ricevute – potrebbero confermare che seguivo alla lettera, o almeno conoscevo già senza che nessuno me ne parlasse, le regole per una buona compilation.
“Fare una cassetta è come scrivere una lettera – è tutto un cancellare e ripensarci e ricominciare daccapo (…). Registrare una buona compilation per rompere il ghiaccio non è mica facile. Devi attaccare con qualcosa di straordinario, per catturare l’attenzione, poi devi alzare un filino il tono, o raffreddarlo un filino, e non devi mescolare musica nera con musica bianca, a meno che la musica bianca non sembri nera, e non devi mettere due canzoni dello stesso cantante di seguito, a meno che non imposti tutto il nastro a coppie e… beh, ci sono un sacco di regole“.
E’ vero. Si prepara una compilation per una persona come si prepara un tema per il professore di italiano, praticamente si mostra un lato intimo di se stessi, solo che si parla attraverso la musica di altri. Così, quando facevo una cassetta prima e un cd poi per qualcuno, sapevo che dovevo mettere da parte almeno un pomeriggio. Le regole sono tante, descriverò le mie in ordine sparso, e magari ne dimenticherò qualcuna che mi viene in mente durante la preparazione.
La compilation nasce generalmente con la musica che si ascolta nel periodo, oppure è tutta formata da grandi classici. Quel che è certo è che ci vuole uniformità di genere, non si può mettere punk e musica classica. Io faccio anche fatica a mischiare italiani e stranieri, mi sembra che suonino male ma forse è una mia fissazione. Il genere della compilation non deve essere fatto su gusti propri, ma andare incontro ai gusti del destinatario o comunque contenere i pezzi più adatti ad educarlo. La scaletta: si parte forte, come dice Rob, con un capolavoro che sappia essere bene la traccia numero uno; ma al massimo due pezzi forti, poi bisogna ridare fiato. Non vanno bene tre capolavori di fila, altrimenti se ne sminuisce sempre uno e comunque si fa pressione sull’ascoltatore che non segue poi il filo. Io ero solito infilare, quà e là, brevi pezzi strumentali, che dessero respiro ma allo stesso tempo si inquadrassero nell’architettura della compilation.
A differenza di Rob, io preparavo la scaletta a tavolino: invece che nastri di prova, devo avere sparsi chissà dove interi fogli di quadernone in cui scrivevo – salvo poi spostarli – i vari brani in ordine. La sequenza è fondamentale per rendere l’ascolto armonioso e coinvolgente. Comunque si scelgono prima i brani, e poi li si ordina. Ne ho fatte di più lunghe, ma 12-13 tracce sono sufficienti.
Non pensiate che queste regole non si applichino (si, magari un pò meno rigidamente) quando faccio anche solo un cd da ascoltare in macchina… se non si rispettano le regole l’ascolto dura poco tempo, e di quel cd si inizieranno a saltare tracce solo perchè non attaccano bene subito dopo altre.
La compilation per una ragazza che ti piace è la summa, il momento di applicazione più maniacale di tutte queste regole. C’è la convinzione che coglierà il tuo animo nobile, che amerà come te la traccia numero uno, che Jeff Buckley avrà da quel momento un’ascoltatrice in più, che capirà quanto lavoro c’è stato dietro e soprattutto che sappia già cosa significa una compilation solo in quanto tale. Che ti amerà solo perchè capace di creare una compilation simile!
E invece, rassegnatevi: quel passaggio nella traccia 4, quella frase che per voi è un palese riferimento ai vostri sentimenti per lei, che chiaramente rimanda allo stato attuale del vostro rapporto, che lei dovrebbe quindi avere chiaro in mente la prima volta che vi incontrate dopo l’ascolto della compilation… beh, non lo coglierà mai.

7 comments
Comments feed for this article
Gennaio 13, 2006 a 9:17 am
friznker
mi piace molto ciò he hai scritto anche perchè per me è la stessa cosa, tuttora quando preparo un cd. La fase del concepimento poi è fenomenale, anche se puntualmente ci sono le modifiche last minute (mancanza spazio; non si trova piu una canzone; ci si rende conto che non verrà colta; etc) che rivedono un po il disegno iniziale.
Comunque hai ragione, il più delle volte è un lavoro che paga meno di quello che merita, dato che o la compilation non suscita ciò che tu ti eri prefissato di scatenare nell’ascoltartore, oppure se ciò avviene, tu sei troppo distante per saperlo.
Frizkner
Gennaio 13, 2006 a 10:02 am
Massi
Il peggio è quando alla domanda: “allora, hai ascoltato il cd?” (il creatore di compilation non dice mai che è una compilation dopo averla data: ne sminuisce il valore riducendolo a semplice “il cd” o “la cassetta”), ti viene risposto “si, ma non ancora bene” o qualche oscenità simile.
Un’aggiunta: i titoli vanno scritti in bella calligrafia, ovviamente… e che bello che era scriverli sul cartoncino della cassetta!
Gennaio 13, 2006 a 11:16 am
Massi
Aggiungo ancora… a dimostrazione del fatto che le creo anche per me, una delle ultime compilation fatte era personale, e si intitolava “Days like this”, fatta per giorni grigi e solitari. Ogni canzone era per un momento della giornata: wake up-coffee-walking-dinner- et etc, 18 tracce con pezzi strumentali del film “se mi lasci ti cancello”, i Mice Parade, Lali Puna e Mogwai
Poi, una volta ho preparato dei cd per un locale a Milano. Ce n’era una, “Aperitivo”, che ho tutt’ora sull’iPod. Creata appunto per l’aperitivo, cioè di tono allegro, non invasiva, sottofondo per un drink. Quando sono entrato nel locale e l’ho ascoltata, è stato stupendo: un locale che mette la tua musica è una soddisfazione enorme. Peccato che poi è cambiata gestione, chissà che fine hanno fatto i miei cd… magari suonano ancora…
Gennaio 16, 2006 a 3:42 pm
Anonymous
Non e’ che non visitiamo il tuo blog, Massi…e’ che il piu’ delle volte cio’ che scrivi da piu’ un’occasione per riflettere con se stessi che qualcosa da dire agli altri…
un bacio
Chiara
Gennaio 17, 2006 a 3:34 pm
Anonymous
ragazzi,abbiate fede!io alcune compilation datemi al liceo le ho comprese solo ora…basta saper aspettare! baci Laura
Aprile 11, 2008 a 6:24 pm
La compilation della settimana « Tutto il resto è disco dance
[...] Aprile 11, 2008 in Musica “Tieni, ti ho fatto la cassetta che ti avevo detto” (vedi *qui) [...]
Agosto 10, 2009 a 7:57 pm
kia
Sto componendo una compilation in questo momento.
Anche io seguo queste regole, le stesse di Rob di Alta fedeltà.
Ci lavoro più o meno da 9 ore, senza contare la “pausa pranzo”.
L’unica regola che non rispetto è il genere. Non uso certo punk e musica classica, ma passo da Cure a Clash gradualmente, con brani intermedi… Si viene così a creare una serie di “scale” di generi musicali che non stridono fra loro, perchè, appunto, graduali.
Nella stessa compilation ci sono The Clash e Sigur Ròs, Radiohead e Jet.
E’ abbastanza strano, però una compilation così, a parer mio è…diversa. Crea, attraverso un solo disco, differenti emozioni. Rilassa, con i Radiohead, e poi dà lentamente e gradualmente energia, passando per Jet e The Clash.
Sperimento…
kia