Sono ancora in attesa del post di Frank sul concerto di Jack Johnson, e così scrivo un pò io dopo tempo immemore… pausa dovuta ad assenze e zingarate varie. A proposito di J.J., aggiorno le canzoni con due suoi pezzi, uno allegro nel suo stile, e uno malinconico che mi piace moltissimo

Qualche giorno fa ascoltavo L.A. is my Lady di Frank Sinatra (ero in un impeto swing) e così ho pensato a come poche ore prima, in macchina, notavo come Milano stesse rifiorendo in concomitanza con lo scoppio della Primavera. Ora, a dispetto di chi la odia, io adoro questa città. Non mi è facile spiegare il perchè, ma solo qui ho l’impressione che persino i palazzi mi capiscano e soprattutto che siano rispettosi dei miei mutevoli stati d’animo. Milano passa dalla malinconia invernale all’esuberanza estiva, senza essere mai invadente.

Ho sempre in mente due immagini: una notturna, vista in una foto, di una rotaia che taglia l’asfalto bagnato dalla pioggia (simile a quella postata); e una luminosa, di grandi e spaziosi viali illuminati dal sole primaverile. Non solo queste, ovvio, ma forse le due che si adattano meglio al mio animo inesorabilmente double-face, malinconico e sereno al tempo stesso. Non entro nel discorso della vita (la “Milano gambe aperte, Milano che ride e si diverte” di Lucio Dalla), dei bar, degli aperitivi, delle persone in giacca e cravatta, della frenesia e delle sue intrinseche contraddizioni; una città ti avvolge con le sue cose, il suo stile, le sue strade e le sue luci. Ecco, a parte il passeggiare diurno (anche da solo, ipod nelle orecchie), uno dei ricordi più belli che ho è una passeggiata dalla mia vecchia – e storica – casa di via San Michele del Carso fino in Brera, passando per via Dante e il centro. Era notte, ed eravamo (in due) inebriati dal silenzio e dalle luci del centro storico. E che dire delle notti in cui, finestrino aperto, sfrecci per i vialoni con l’aria che ti accarezza la faccia mentre canti?

Per me Milano è così: mi osserva, mi comprende, mi consiglia senza mai prevaricare il suo essere contorno austero. Sa quand’è il caso che il sole spunti a ridarmi un sorriso, o quando deve piovere per lavare via tutto. E con l’arrivo della primavera, mi sembra sempre più bella.

Oggi poi (il giorno dopo la scrittura del post) mi è caduto l’occhio su un articolo del Corriere: “Ecco la Milano che mi ha adottato”, di Enzo Biagi. Riporto la splendida chiusura: “A volte penso che a Milano ho trovato me stesso: è giusta per me, perché non è chiusa, non è orgogliosa, non è razzista, non è diffidente, perché è leale: pensa di darti quello che meriti, non ti chiede atti di fede, non devi abdicare a niente. Né al tuo modo di vivere né al tuo modo di pensare. “ Ecco, l’avrei voluta scrivere io.