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Ma che gente finisce qui?
Voglio dire, è molto bella la funzione che ti permette di vedere in che modo sono arrivati sul blog i visitatori. In questo modo puoi capire se qualche sito ti ha linkato (io ne ho linkati un pò, ma non ho voluto fare lo sfigato che va a chiedere di essere aggiunto. Tipo tu vai lì, commenti un post inutile del tuo blogger preferito, e poi “ehi ciao, bbbellissimo post. Mi hai fatto sbudellare, sei bellissimo, simpaticissimo, e [en passant] aggiungi il mio link?” no, non è da me. Al massimo vado sotto casa sua, gli sfondo un vetro con un sasso e un bigliettino attaccato con scritto il link e “aggiungilo, ti conviene”. Ma poi, essendo lui un membro della Commissione Mafiosa dei Blogger, un giorno busserebbe alla mia porta un tipo enorme:
- buongiorno
- mi dica
- mi manda puccio
- chi?
- ccccrack)
Riprendendo, puoi soprattutto vedere cos’ha digitato nel motore di ricerca l’utente che poi è finito sul blog.
ed io oggi ho scoperto che 4 visitatori sono finiti qui digitando:
Citazioni + poker (ci sta, magari cercava proprio me)
seguito da:
Filmati di donne a gambe larghe sotto il..
sotto il? sotto il tavolo? sotto il..? vi prego, devo saperlo. E perchè mai google dovrebbe restituirvi il mio sito, digitando “donne a gambe larghe”? filmati, poi! dovete essere proprio infoiati! vi consiglio youporn, il sito definitivo. e comunque adesso inizierò a scrivere porcate su porcate, in modo da aumentare il mio contatore visite.. tipo cazzo culo tette figa porno anal bondage sado maso pompini e/o troia svedese fa un lavoretto coi piedi all’idraulico baffuto che entra in casa sua col tubo in mano.
Bene, con la troia svedese avrò almeno un migliaio di visite in più. Proseguendo, la ricerca successiva diceva: canzone dance vecchia fisarmonica. Ci sta anche questa. Come cazzo pretenderà costui di trovare una canzone descrivendola così lo sa solo lui, ma vabbè. Un visitatore in più fa sempre comodo, di questi tempi.
E infine, il genio: all i wanna do is bang bang. Forse stavi cercando la canzone di m.i.a., forse dopo aver guardato filmati di donne a gambe larghe avevi voglia di una gang bang (altre 100 visite assicurate) e hai sbagliato a digitare. Ad ogni modo, se sei una donna, e cercavi proprio me per fare bang bang, puoi contattarmi in privato a **********@****. Baci.
(un post, con molta enfasi, per appassionati di tecnologia)
Voi non capite. Già, pensate che certe cose non siano possibili. Ah, in futuro sicuro, ma ora..
Cioè voi siete ancorati a quell’idea che ci sono oggetti di nicchia che comprano solo sfigati e che poi funzionano come cazzo gli pare e non sono integrati quindi ognuno con una specifica diversa.
Già. Quindi vi sembrerebbe assurdo tornare a casa e avere un computer portatile ultraleggero ultrasottile ultapotente insomma minchia nemmeno ultraman.
E un hard disk da mille milioni di megagigasarcazzobytes che ti fa da backup e tutto senza fili e alla velocità di ultraman, nel frattempo vi connette a internet (sempre senza fili), vi diffonde la musica del computer di cui sopra in tutta la casa (inutile che vi dica sempre senza fili) insomma un home audio system, e poi ci colleghereste anche la stampante che così non vi starebbe come sempre in mezzo ai coglioni (come dite? e i fili? infilatevi sti fili nel culo, non servono! Sarebbe tutto senza fili!).
In tutto questo anche un aggeggino alla tv, che capisce senza fili (mi sembra di averlo già detto) tutto quello che dicono gli aggegi appena descritti, dove vi guardate tutti i vostri bravi film del computer, i video di youtube, e tra poco ci si potrebbe anche affittare i film direttamente da lì.
Cioè già vi vedo una notte piovosa che c’avete voglia di vedere un film che non si trova sul mulo, e no vaffanculo ma chi cazzo ci va da blockbuster a quest’ora e in una notte piovosa, amen niente film – e invece no! Lo potreste affittare direttamente pagando molto meno di blockbuster e vederlo non sul computer – che no, a voi vi fa schifo guardare i film sul computer (badate, continuo a dire computer, non pc) – ma direttamente sulla tv e magari anche in hd.
E tutti questi aggeggi si parlano, si capiscono, insomma li potreste comandare sempre con l’ultracomputer portatile o anche tutti quanti con lo stesso infinitesimo telecomandino. No, non un telecomando galattico pieno di pulsanti: un telecomando con una ghiera e un tasto.
Solo uno.
Ah, si, vi sembrerebbe assurdo vivere in una casa così.
E sarebbe assurdo che poi tutte queste cose ve le potreste portare sul cellulare che si sincronizza col computer, che poi vi fa anche da ipod – ellosò che ce l’avete, l’ipod, e ci mancherebbe pure – e quindi tutta la musica invece che sull’ipod, sul cellulare a forma di ipod, ma anche i video, le mail, internet e blablabla e tutto, perfettamente, in comunicazione e sincronizzabile con tutti ma dico tutti venghino siori venghino gli aggeggi di cui ho parlato sopra, che tornate a casa e non dovete sincornizzare un cazzo che tanto avete già la vostra rete domestica a cui il cellulare si connette e prende tutte le novità dal computer, incluso calendari, impegni etc.
O che se siete in giro e volete una canzone –tac!- te la comprate direttamente senza passare nè dal via (dove ritirereste le 20.000 lire. Mi volete dire ormai che cazzo ve ne fate di ventimila lire?) nè da un negozio di dischi (nè tantomeno da blockbuster, che nel frattempo è fallita).
Voi che non capite direte, adesso: eh ma in futuro sarà sicuramente così. Adesso magari si potrebbe fare, ma chissà quanto costerebbe!
E quindi preparatevi, che quando entrerete in casa mia tra nemmeno un anno vi sembrerà di aver preso una DeLorean al contrario ed essere andati in retromarcia a 88 miglia orarie nel 2015.
Allora vi tirerò fuori la foto di Steve Jobs, e vi spiegherò che mentre nessuno ha ancora capito, ha iniziato la rivoluzione dell’uso della tecnologia, della completa integrazione, della semplicità di utilizzo, del business e insomma sempre mentre anche voi non capite, porta il futuro e la bellezza del design nelle vostre case.
E purtroppo non si candida a presidente del mondo, che io lui con vicepresidente Roberto Baggio lo voterei senza nemmeno pensarci.
Gente che frequento (da tempo, e con infinita amicizia), via sms.
- Ce ne andiamo in sud america? Mi sono rotto i coglioni..
due possibilità: debiti o…
- donne, eh?
- Si…. cazzo. Vorrei chiamare, vorrei che chiamasse, vorrei sapere che pensa, se mi pensa… e quindi la cosa migliore da fare è sparire, in un paese caldo!
ora, io sono dell’idea che se voglio fare una cosa, ci penso, e se proprio la voglio, la faccio. Senza pentirmene dopo: l’ho fatta perchè volevo farla. E non sopporto passaggi intermedi in discussioni tipo: devo dire 1) così mi viene detto 2) e io posso dire 3). Spesso 1) e 2) sono superflui, quindi perchè non dire direttamente 3)? Ad ogni modo:
- Se vuoi chiamare, chiama no? Io sono sempre dell’idea che i siparietti sono stupidi, e se voglio fare una cosa.. la faccio! Cmq se impianti in un paese caldo un’attività, anche – e possibilmente – illecita, io ci sono.
(chettelodicoaffà)
Ok, siamo tutti d’accordo, proseguiamo. Sappiate che userò il linguaggio più appropriato a questo genere di argomenti.
Ero in ufficio, verso l’ora di pranzo, quando ho sentito l’inconfondibile stimolo. Per essere più chiari, quel piccolo movimento tellurico di roccia che si dirige verso valle, un piccolo solletico al retto.. oh, insomma, per usare un’espressione sempreverde, c’avevo ‘o stronzo che mibbaciava la mutanda.
Solitamente non disdegno di farla in ufficio, anzi, Da quando non ci sono (le mezze stagioni, i giovani di una volta e) i bei ritmi abitudinari pranzo della nonna, caffè e bagno della nonna oppure sveglia, caffè a stomaco vuoto e seduta.. oh, quando arriva bisogna farla. Non si scherza più un cazzo. Anche perchè alle volte l’alternativa è, dopo qualche giorno, aspettare il primo weekend, bere due caffè consecutivi, fumare una sigaretta nudi all’aperto con 3 gradi così da correre in bagno per il resto della giornata.
Conosco veri e propri amanti della seduta in ufficio, quelli che se vai in bagno alle 10 del mattino ci trovi già il Corriere e delle mosche morte, gente che ha più gusto a farla lì che a casa propria, e che quindi svolge il rituale quasi religiosamente.
Ad ogni modo, ho scelto di non andare in bagno perchè di lì a poco avevo un’importantissima partita del torneo di bliardino (si, vi ricordate bene, ero in ufficio. embè? ognuno in pausa pranzo fa quel cazzo che gli pare), e quindi ho rimandato.Ma visto che la “presenza” non cessava (appunto), ho deciso che oggi sarebbe stato bello farla a casina, tornato dal lavoro, e perdere una bella mezz’oretta controllando nel frattempo anche la mail.E così il pomeriggio passa, alle 18.15 esco e mi dirigo felice verso la macchina, pregustando il momento del rientro. Non sono con la mia, di macchina, dato che mio padre ha pensato bene di prendersela ieri, ma vabbè. Ah, come mi stimolano le vibrazioni mentre passo sulle rotaie del tram. Ah, che bello entrare in casa e correre al cesso, pregusto già il sollievo!
Tutti questi aulici pensieri fluivano gioiosi sulla via del ritorno verso casa, il mio monoloculo in zona centrale. Eh, che io sò ffico, c’ho in affitto il monolocale in centro (la cui disdetta è stata giustappunto mandata oggi), che per fortuna ho anche la macchina iùro4 che se no poi mi toccava aspettare le 19.30 ogni giorno per arrivare a casa, da quando hanno lanciato l’ecopass, che a milano sono avanti nella lotta allo smog (poi fa nulla se abbiamo il riscaldamento a manetta 16 ore al giorno, c’abbiamo l’ecopass). Ah! Ah! Schiappe! Adesso io passo gli ecovarchi e me ne vado a fare un’ecocagata a casa! Ahahahaha! Vedete? Con la mia macchina posso entr…
…..
‘nnaccia’amaronn’
…..
e così in bagno ci sono arrivato, ma alle 7.36 pm, GMT+1.
Saldi, primo giorno. Primo, e per quanto solitamente mi riguarda, unico: esco, compro quello che mi serve (sapendo già cosa mi serve), e buonanotte. Quest’anno sono accompagnato dal mio amico Foffo, giunto a Milano per l’occasione. Facciamo un giro la mattina, compriamo una cravatta a testa rigorosamente non in saldo (altrimenti non saremmo stupidi) e ci teniamo il grosso della spesa per il pomeriggio nel negozio amico.
Tornati a casa, si discorreva del modo in cui sarebbe tornato a casa dopo gli acquisti, visto che aveva solo una piccola sacca rubata alla sua ragazza. “Ci vorrebbe una bella borsa weekend”.
Borsa weekend???? In pratica, null’altro che una sacca di media grandezza, dove infilare il necessaire per un paio di giorni, di gradevole aspetto e che non ti faccia sembrare uno zingaro. Mi indigno quando Foffo cita un modello di Louis Vuitton, dato che non sopporto monogrammatiche ostentazioni, e poi proseguiamo a descrivere dimensioni, forma e funzionalità ideali, finendola lì.
Piano di spesa per il pomeriggio: un abito, qualche maglione, due paia di jeans, e al massimo delle camicie. Il mio conto in banca è sotto stress da mesi (ma il vantaggio di lavorare in banca è che si può avere del meraviglioso credito), la tredicesima (e oltre) l’ho giocata in anticipo sul piatto del mio nuovo Mac portatile, ho le mani bucate come se avessi stimmate da cui gocciolano soldi, per cui mi dò un obiettivo. Devo stare entro quella cifra.
Entriamo nel negozio, mi aggiro, prendo le prime cose, e vedo una borsa weekend. Una meravigliosa borsa weekend. Old style, in pelle. Guardo il prezzo: inabbordabile. Ottimo, è così fuori budget che non posso, nemmeno volendo, fare una stronzata del genere. Anche Foffo la nota: “ci farei un pensierino, non avessi comprato l’inverosimile”, cosa che effettivamente ha fatto. E ogni volta che si lamenta perchè non sa come tornare a casa dovendo prendere il treno pieno di borse, lo solletico: “ti ci vorrebbe proprio, quella borsa weekend”.
Speravo, davvero, di sfuggire all’inevitabile.
Due ore nel negozio, un bel pò di roba, e sguardi fugaci alla borsa. Cazzo, non costasse tanto. Cazzo, proprio quello di cui parlavamo oggi. Pensa, che coincidenza. E che peccato non poterla prendere. Ma vabbè.
E alla fine, il conto. Bravo, mitico, esattamente la cifra preventivata. Continuo a fare battute sulla borsa. Nego di poterla comprare, mi struggo ma nodaipropriononpossononnò. A quel punto Paola, la tentatrice, mi chiede se volevo sapere a che prezzo me l’avrebbe fatta suo padre. Si allontana, e dico a Foffo: “quanto potrà mai dirmi.. e se anche dicesse XXX euro invece di YYY, che faccio??
Lapidario: “se ce li hai, prendila”
No che non ce li ho. Ma arriva il responso. Esattamente “XXX”. La carta revolving (il nome deriva dalla pericolosità pari a quella di un revolver) emette un trillo stile msn.
A quel punto, mi mancava solo di dire cose da “donna che si autoconvince pur di comprare quei meravigliosi stivali in vetrina”: effettivamente sta benissimo col cappotto, dai la prendo che tanto la uso tutti i giorni, ci posso mettere anche il computer, è un’occasione irrinunciabile, eh, scusa, se devo fare un weekend è proprio quello che mi serve. Che buffone.



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