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Così, un pò Staralfur

Me ne vado. Mi sono stufato.

Vi ho voluto bene. Adesso vado. Sono stato un comunista. Avevo un sogno. Una speranza. Arrivederci amore, addio.

Baustelle – L’uomo del secolo

interpretazione a piacimento. ma magari è solo un pretesto per mettere una canzone che ascolto a ruota, e che trovate nella compilation

“Tieni, ti ho fatto la cassetta che ti avevo detto” (vedi qui)

La finisco nel weekend, però.

(clic sulla cassetta per l’ascolto)

(prologo di “Scivola vai via” di Capossela)

Mi dissero una volta che me n’ero andato
ma quando, però quando se sempre sto tornando a casa e quartieri e città
e mai nessuno di voi è il mio quartiere
il mio barrio
così lo chiamerò il posto dove mi sentirò uno di voi
e le vostre voci lontane saranno musica per il mio cuore
di modo che se fossi nel mio barrio
avrei spalle su cui appoggiar le mani
e orecchie a cui confessarmi
e case
e lumi
e stelle che dall’alto sul tetto della casa dei miei vecchi mi direbbero:
fermati..

Oltre alla canzone che dà il titolo al post precedente (you’rrre maaaay browneyed ggggirl), da qualche giorno sono a ruota dei Radiohead – con un album come In Rainbow non poteva essere altrimenti – ma soprattutto di una canzone che non è propriamente il mio genere (sarebbe un pò troppo hippoppeggiante, normalmente), ma c’ha un ritornello che chevvelodicoaffà, a me piacciono troppo queste cose un pò inquietanti. Nel senso, lei è M.i.a., canta, hippoppeggia, e poi arriva il ritornello: un coro di bambini che nemmeno lo zecchino d’oro, interrotto da bruschi spari in sequenza e dal rumore di un registratore di cassa – di quelli vecchi però, eh.
Allora ho cercato il testo, poco fa, ed era scritto proprio così:

All I wanna do is (BANG BANG BANG BANG!)
And (KKKAAAA CHING!)
And take your money

Bang! Bang! Bang!

Fantastico.

Quando è troppo, è troppo. Stamattina esco, caffè al bar, e salto in macchina. Cosa ascoltiamo oggi? Sono un pò di giorni che, uggiando, nel tragitto casa-lavoro preferisco ascoltare Lifegate, la radio con tutta musica alternativa, zero pubblicità e soprattutto nessuno che gracchia felice come se fosse una splendida giornata. Alle volte, invece, se sono più ben disposto o non ho un cd da ascoltare a ruota, azzardo Deejay o qualche altra radio caciarona.
Oggi, azzardo. Però mi imbatto dopo poco in una pubblicità.

Come?
Scuuuusa?
No, ma… scherziamo?

Allora. Passi (ma anche no) la reunion dei Take That. Si sa, noi 25-30enni siamo in crisi di identità, c’è l’avanzata dell’hiphop-arrenbi-ritmenblùs e tutte quelle cose con nomi/sigle strane, per alcuni è bello riavere un punto saldo della propria (non mia, ci tengo a sottolineare) adolescenza, e poi un pò tutti ci chiedevamo che fine avesse fatto il ciccio bombo che cantava. Triste per vari motivi, dal fatto che uno ha fatto i soldi, è famosissimo, tromba come un riccio e non se li incula più, mentre gli altri fantastici (?) 4 sono caduti nell’oblio e le teen di oggi non adorano più i loro movimenti pelvici come facevano quelle di 10 anni fa. Anche perchè, diciamoci la verità, degli attempati trentenni che vivono nella boy band che furono nonostante i chili di troppo e l’aspetto non più da bravi ragazzi, suppongo non siano così attraenti. Ma vabbè.

Poi. Ci si può turare il naso di fronte all’altra reunion, delle Spice Girls. Immagino si siano dette: si riuniscono quattro cicciobombi senza quello famoso, noi invece siamo tutte e 5 cadute in disgrazia, perchè non ci si prova? In fondo solo Victoria la secca ha trovato il marito ricco, riproviamo con le minchiate del girl power ‘nsisamai che qualcuno compri il disco (ehi, nessuno compra più i dischi, rassegnatevi). Ma basta. Finitela. Anche voi, non attizzate più nessuno, siete sempre state inascoltabili e non dubito che stiate per infangare quel minimo di notorietà che avete avuto tra i decelebrati dell’epoca.

Ma, ciò detto. Passino. Queste. Cioè no non passino ma facciamo finta di si. Ma. MA.

Un nuovo album dei Backstreet Boys no, non lo si può sopportare. Davvero, abbiate pietà.

E allora a quel punto taaac, Lifegate, e turuttù-tutù turuttùttutù shalalalalala lallalallalàà brown-eyed giiiiirlll.   

Si, ok, l’ho sempre sospettato, però oggi ne ho avuto conferma. Gli ipod, oltre ad essere oggetti indispensabili e di un’estetica quasi imbarazzante (in senso positivo), sono stati dotati di un’intelligenza artificiale.

Si, ok, hanno dentro la musica che vuoi tu quindi non possono sgarrare più di tanto, però hanno la capacità di tirarti fuori al momento giusto la tal canzone che non ascoltavi da una vita e che ci sta perfettamente, quella che “se mi fosse venuta in mente avrei messo esattamente questa, adesso”. Ecco.

E quindi oggi, giornata di quelle “così” (ovvero non sopporto il mondo intero e sono scontroso e malmostoso), il piccolo sciaffòl mi ha pugnalato a tradimento tirando fuori, nell’ordine:

No Name #2, Elliott Smith
Hey Jane, Motorpsycho
Sonetto n.7, Lara Martelli
Astray, I Am Kloot
The Greatest, Cat Power

e per finire, Luv Lies degli Aerosmith. La più classica ciliegina su una torta alla panna rancida.

poi adesso sembra non infierire più. ma magari è solo una tregua.

Io fortunatamente
sono dotato di una scarsa sensibilità
se no diversamente
io non stavo qua, non ci stavo quaaa

cazzo, era da tempo che non mi arruotavo così di una canzone (per la cronaca, “io fortunatamente” di Daniele Silvestri).

Ho notato che ho scritto tre post in due mesi e mezzo. Beh, buona media. Magari adesso inizio a scrivere qualche stronzata più corta, che di quelle mentre lavoro me ne vengono a valanga..

e alla fine è arrivata un pò di musica nuova. arriva così, dopo mesi di repeat, di rotazioni delle palylist di itunes col meglio dal 1994 ad oggi, dopo aver ignorato tutte quelle nuove rock band tanto osannate ma così “già sentite”.

quindi ieri ho cambiato il cd della macchina aggiungendo a quanto rimasto degli ultimi tempi:

“In the deep”, Kathleen York. Dalla colonna sonora di “Crash – Contatto fisico”, è una di quelle canzoni rarefatte, “metropolitane” perchè sono perfette per quando giri in macchina di notte e tutte le strane figure che passano con le luci della città fanno parte dell’immaginario videoclip della canzone.

poi, dalla colonna sonora di “Saturno Contro”:
“Je sui venu te dire que je m’en vais”, Carmen Consoli (è una cover di Serge Gainsbourg). Vale il discorso che faceva Nick Hornby per “You had time” di Ani DiFranco: se ti lascia dicendotelo così non puoi star male, e non puoi risponderle nulla? Se proprio deve andar via, chi non vorrebbe che lo cantasse così?

“Remedios”, Gabriella Ferri. Sensualissima, un pò tango un pò musica gitana, che è trooooppo preciso come sottofondo.

“La passione”, Neffa. Idem come sopra.

Poi:
“Desire”, Ryan Adams. E lo so, alla fine queste canzoni folk strappalacrime mi prendono sempre. Oltretutto l’ho scoperta perchè faceva da sottofondo a un Dr. House solo in casa e pensieroso..

E infine:
ho ascoltato solo tre canzoni, ma l’ultimo di Daniele Silvestri sembra me-ra-vi-glio-so.

“La paranza” purtroppo diventerà un tormentone, ma “mi sono innamorato di una stronza/ ci vuole una pazienza/io però ne son rimasto senza” oppure “La paranza es un baile/ Que se baila con la latitanza/ Con prudencia y elegancia/ Y con un lento movimiento de panza”.. stupendo.

ma soprattutto “Sulle rive dell’Arrone”, che inizia così:
“Scusami sono un po’ confuso
dopo i trent’anni dicono che sia normale
che succede a tutti
nessuno escluso
e meno male che ho l’istinto e l’abitudine
ad arginare questo vuoto di inquietudine
perché se avessi meno cose per cui correre
dovrei guardare in faccia il buio
farmi raggiungere”.

Giusto per farvi capire, oggi ho lavorato con una cuffietta del mio sciaffòl sempre ben bene in una recchia, che senza ascoltarle non riuscivo a stare.

stasera c’è il concerto di Vinicio, e io a causa della mia stupida schiena provata dal ritorno al lavoro me ne sto a casa. Bah. Allora ho aggiornato le canzoni e faccio una prova di post video da YouTube, che se funziona (e dovrebbe) in futuro mi sbizzarrisco coi video. Au revoir

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