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“no… non parlo più con i lampioni lungo i viali…
son diventati troppo snob
e tu che fai… traffico in perle per maiali..“
E quindi stasera uno dei quei posti pieni di varia umanità, di facce viziose e farabutte, di quelli che han venduto per tremila lire la madre ad un nano.
E poi? Capodanno? No, no, ma che capodanno. Al massimo Capo d’Otranto. E magari, che stare lì ai piedi di quel faro, all’alba, è una delle cose più belle che ti possano capitare, sient’ammè (e consiglio clic sulla foto per ingrandire).
Buon duemilaqualcosa, mi pare che si usi dirlo.
Ogni volta che sento la parola “nulla” penso alla Storia Infinita e a quel fantastico fortunadrago batuffoloso (Falkor, adoravo lui, quel fare assonnato e soprattutto la gggrattatina dietro l’orecchio),
al Mordiroccia o al lupo che parlava dalla grotta – si vedeva anche da bambini che era fintissimo, però gli occhi che si illuminavano di rosso facevano un pò paura. Atreyu mi stava decisamente sulle balle, però altri personaggi erano bellissimi. Ok, io sono un depresso, però Morla – l’essere millenario – era favoloso nella sua rassegnazione sull’impotenza degli esseri umani al limite del nichilismo
(effettivamente devo aver qualche problema, se ho sempre trovato affascinante una gigantesca tartaruga che viveva solitaria in una palude e con fare menefreghista sentenziava: “Senti piccolo, noi siamo vecchi e abbiamo veduto abbastanza. Per chi sa tante cose come noi non c’è più nulla d’interessante. Il bene, il male, il bello, il brutto, la stupidità, la saggezza…. Niente è importante!”)
Che c’entra tutto questo preambolo? Nulla, appunto. È che ho bisogno di ferie. Ma non ferie stile villaggio vacanze (li ho sempre odiati: perchè dovrei andare, che ne so, a Cuba e chiudermi in un posto finto senza andare in giro per il paese a godermelo?) o simili. Ho bisogno del nulla. Il far nulla più assoluto per un bel pò di giorni, per scacciare il Nulla che mi ha assalito da un bel pò di tempo.
E poi a questo punto nella bozza del post in teoria partiva una digressione su cosa vuol dire essere professionisti del far nulla. Ma temo di non essere Atreyu, nè di avere la botta di culo di un fortunadrago che giunge dal cielo. Sono piuttosto il cavallo che a un certo punto rimane nel Nulla della palude: chiudo qui, e arrivederci a tutti.
Ma quant’è bello quando:
in una giornata così
(per intenderci, grigia plumbea brutta con la pioggerellina e l’umido nell’osse e dint’o core)
un impegno
(per intenderci, di quelli che avevi controvoglia dovuto programmare la settimana precedente)
che comportava un notevole sforzo orchitico
(per intenderci, una rottura di coglioni enorme tipo prendere l’autostrada più trafficata del mondo nell’ora di punta e andare a sbatterti a 1 ora dal posto dove sei)
salta all’improvviso e quindi tu sei libero di assecondare la tua grizzlantropìa (come la licantropia, solo che ti trasformi in grizzly), ovvero:
ad un certo punto sfanculare tutti, correre a casa, prendere il martello e inchiodare un paio di assi alla porta per barricarti dentro, fare qualsiasi cosa ti passa per la testa senza rendere conto a nessuno e quindi fanculo giornata plumbea brutta etc, fanculo impegno e – giacchè ci siamo e per intenderci meglio – fanculo tutti?
Abbasso e alè, nuntereggaepiù
Un anonimo filosofo, parlando con un altro anonimo che tentava di convincerlo che “se questo, se quello, se se se…”
- Eh, e se pisciavo benzina, allora non avevo bisogno di andare a fare il pieno.
e beh, effettivamente non fa una piega.
Oggi è così.
Nel senso che sono più rompicazzo e polemico del solito (e il solito è già più che sufficiente), quindi tra un pò mi alzo, mi faccio un giro e mentre parlo con qualcuno gli mollo un ceffone per poi urlare “le parole sono importantiiii! Chi parla male, pensa male e vive, male. Bisogna essere insensibili, alle parole di oggi”.
Ma non credo che nessuno apprezzerebbe la bellissima citazione.
Io, oggi, ùggio.
E quindi Nude dei Radiohead a manetta.
Lo sostenevo in un post precedente: io sono uno da barba incolta. Sì, quella di un paio di giorni, che prude un pò, che graffia inesorabilmente le guance che imprudentemente le si accostano, e che dà al viso quell’aria da vita vissuta per l’ommo che ha da essere ommo.
Ma non sono un tipo da barba incolta per mere ragioni estetiche (nonostante, avendo una varietà di pettinature che spazia dal “appena rasati” al “casco da rasare” senza soluzioni intermedie, la barba sia l’unico strumento per variare il mio aspetto secondo la scala barba incolta – barba cavernicolo – faccia da bravo bimbo): è lo sfogo del lato trasandato, come se fosse un tavolo su cui si ammucchiano tutte le cose di una stanza che per il resto è perfettamente in ordine. E’ il gesto sovversivo e di dissenso negli ambienti formali in cui non è gradita, e soprattutto è il termometro dell’umore e il catalizzatore di tensioni: periodi di merda, barba più lunga, sempre stato così.
E quindi stamattina driin, sveglia.
uuuhm.. oggi il SuperMegaVenerabileGrandUomo non c’è, e quindi non lo devo incontrare. ‘Fanculo, niente rasatura, dormo dieci minuti in più e posso sentire con calma l’odore del caffè, che sono uno che gusta i piccoli piaceri di una giornata di merda, io. Poi devo uscire presto per andare a farmi rovistare un molare (il prossimo passo sarà farmi rovistare nel morale, ma è un’altra storia), e cmq se qualcuno dovesse farmelo notare, gli tiro un pugno sul grugno e corro via urlando “Viva la Revoluciòn!”. Tzè.
Metto in atto il mio profondo gesto di dissenso (ergo: pigrizia), e arrivo in banca con l’aria del sovversivo orgoglioso. Tempo dieci minuti, si affaccia il VenerabileGrandUomo, quello poco sotto il SuperMegaVenerabile e mi fa:
“Oh, t’ho mandato un paio di documenti, dagli un’occhiata e ci vediamo per una riunione nel pomeriggio”. Cazzo. Merda. (bestemmia). La barba. Poi lo guardo e nemmeno lui se l’è fatta. E allora penso: “Hasta la vittoria, nel tuo ufficio alle 16.30″.
Non lo salverà dal cero il fucile mitragliero
nè un manipolo guerriero lo potrà resuscitar
corre in cielo, corre in cielo
Oh battagliero!
Qualche giorno fa, in un sabato che a volergli fare un complimento potrei definire anonimo, d’un tratto mi chiama il mio amico/collega Rolando, un tipo taciturno che condivide con me un odio verso la quasi totalità del genere umano, e altre insane passioni. Si, la sera prima eravamo rimasti d’accordo che ci saremmo sentiti per andare al casinò, dove c’era un torneo di poker, ma pensavo fosse una di quelle cose buttate così per dire, e che generalmente rimangono senza seguito.
E invece lui mi chiama e mi dice daicazzo, se torno a meda (dove vive temporanemente) alle 19 sono già in pigiama, daisù, daicazzo, prendiamo e andiamo. E io, orso nella mia caverna preistorica, mi dico che al mio amico rol non si può dire no per certe richieste, mi scrollo via l’abbrutimento, infilo una camicia e via.
E così ci ritroviamo in una triste pizzeria al trancio, a disquisire di lavoro (in senso metafisico, non del nostro lavoro), della vita, e di altre sciocchezze.
E si diceva che sono tutte stronzate, quelli che dicono “ma se non lavorassi, che faresti??” e ci sarebbe da rispondere mantienimi che te lo faccio vedere io, te lo faccio. E sempre nella stessa pizzeria al trancio si continuava a parlare, tra un quadratino di margherita e l’altro, che in fondo che senso c’è in quello che facciamo, che tanto una direzione non c’è, e stiamo tutti qui a sbatterci per qualcosa di sostanzialmente inutile? Tutte le formalità, il dare del lei a delle persone, sbarbarsi e vestirsi eleganti, che tanto noi non siamo così, siamo gente da barba incolta e vaffanculo?
Ma quindi? Niente, all’ultimo sorso della nostra bibita gassata ci siamo guardati, un attimo di silenzio, e prima di alzarsi per andare ci siamo detti, annichilendo ogni forma di possibilismo: “Tanto è tutto inutile, tutto”, e via verso il casinò. Cazzo Rol, tu hai veramente capito tutto, ma questo è solo un dramma.
tanto lo so già che non scriverò più una mezza parola fino a settembre, quindi tanto vale chiuderlo per ferie, il blog. Buone vaccanze, io tra poco sgommo via che non ne posso più e cihobbisogno di staccare.
Voi fate che volete, andate dove vi pare, divertitevi o annoiatevi, chè tanto a me non me ne può fregà di meno (sono il solito asociale menefreghista).
saluti, e baci.
p.s. non so perchè ma mi viene in mente il buon Sergio “che adesso voglio vivere, perciò tristezza miiiia spedisci alle tue lacrime la mia fotografiiia”
Premessa: mi sentivo molto 1979. Si, lo so che sono dell’81, ma nel senso che se avessi dovuto scegliere una canzone per descrivere il mio umore, avrei scelto l’attacco di 1979 degli Smashing Pumkins.
Comunque, ieri sono andato ad una festa in uno di quei posti dove la notte la ggente (e soprattutto la bbellaggente) va a stiparsi solo per guardare le modelle assoldate per stare lì e farsi (appunto) guardare, per ascoltare della terribile musica ad un volume tale da non permettere l’interazione tra persone civili e lasciarti un fastidioso ovattamento una volta uscito, e per strusciarsi su di te in modo che tu ti possa assicurare che sono ben sudati e accaldati. In una parola, in discoteca.
Io ci vado 5-6 volte l’anno se costretto, e devo dire che alcune di queste volte sono talmente strafatto d’alcool o comunque in compagnia allegra che riesco persino a divertirmi (pur non comprendendo quelli che non riescono a divertirsi la sera senza andarci) però.. Ieri, no. Fossi stato a casa a guardare la tv mi sarei divertito di più. Ma poi il problema è che se sei lì e non ti diverti, sembri il solito sfigato musone (si, lo so, lo sono) e quindi devi far finta di muoverti, di sorridere e di essere allegro. Ieri non lo ero già di mio, e quindi mi sarebbe risucito molto difficile anche se avessi voluto farlo. Non ero amio agio e m’annoiavo, e mica poco.
Ma tutto questo era per dire una cosa che ho realizzato per bene proprio ieri sera: non riesco minimamente a sopportare quelli che si divertono facendo finta di divertirsi . Ma che senso ha??


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