(un post, con molta enfasi, per appassionati di tecnologia)

Voi non capite. Già, pensate che certe cose non siano possibili. Ah, in futuro sicuro, ma ora..
Cioè voi siete ancorati a quell’idea che ci sono oggetti di nicchia che comprano solo sfigati e che poi funzionano come cazzo gli pare e non sono integrati quindi ognuno con una specifica diversa.

Già. Quindi vi sembrerebbe assurdo tornare a casa e avere un computer portatile ultraleggero ultrasottile ultapotente insomma minchia nemmeno ultraman.

E un hard disk da mille milioni di megagigasarcazzobytes che ti fa da backup e tutto senza fili e alla velocità di ultraman, nel frattempo vi connette a internet (sempre senza fili), vi diffonde la musica del computer di cui sopra in tutta la casa (inutile che vi dica sempre senza fili) insomma un home audio system, e poi ci colleghereste anche la stampante che così non vi starebbe come sempre in mezzo ai coglioni (come dite? e i fili? infilatevi sti fili nel culo, non servono! Sarebbe tutto senza fili!).

In tutto questo anche un aggeggino alla tv, che capisce senza fili (mi sembra di averlo già detto) tutto quello che dicono gli aggegi appena descritti, dove vi guardate tutti i vostri bravi film del computer, i video di youtube, e tra poco ci si potrebbe anche affittare i film direttamente da lì.

Cioè già vi vedo una notte piovosa che c’avete voglia di vedere un film che non si trova sul mulo, e no vaffanculo ma chi cazzo ci va da blockbuster a quest’ora e in una notte piovosa, amen niente film – e invece no! Lo potreste affittare direttamente pagando molto meno di blockbuster e vederlo non sul computer – che no, a voi vi fa schifo guardare i film sul computer (badate, continuo a dire computer, non pc) – ma direttamente sulla tv e magari anche in hd.

E tutti questi aggeggi si parlano, si capiscono, insomma li potreste comandare sempre con l’ultracomputer portatile o anche tutti quanti con lo stesso infinitesimo telecomandino. No, non un telecomando galattico pieno di pulsanti: un telecomando con una ghiera e un tasto.

Solo uno.

Ah, si, vi sembrerebbe assurdo vivere in una casa così.

E sarebbe assurdo che poi tutte queste cose ve le potreste portare sul cellulare che si sincronizza col computer, che poi vi fa anche da ipod – ellosò che ce l’avete, l’ipod, e ci mancherebbe pure – e quindi tutta la musica invece che sull’ipod, sul cellulare a forma di ipod, ma anche i video, le mail, internet e blablabla e tutto, perfettamente, in comunicazione e sincronizzabile con tutti ma dico tutti venghino siori venghino gli aggeggi di cui ho parlato sopra, che tornate a casa e non dovete sincornizzare un cazzo che tanto avete già la vostra rete domestica a cui il cellulare si connette e prende tutte le novità dal computer, incluso calendari, impegni etc.

O che se siete in giro e volete una canzone –tac!- te la comprate direttamente senza passare nè dal via (dove ritirereste le 20.000 lire. Mi volete dire ormai che cazzo ve ne fate di ventimila lire?) nè da un negozio di dischi (nè tantomeno da blockbuster, che nel frattempo è fallita).

Voi che non capite direte, adesso: eh ma in futuro sarà sicuramente così. Adesso magari si potrebbe fare, ma chissà quanto costerebbe!

E quindi preparatevi, che quando entrerete in casa mia tra nemmeno un anno vi sembrerà di aver preso una DeLorean al contrario ed essere andati in retromarcia a 88 miglia orarie nel 2015.

Allora vi tirerò fuori la foto di Steve Jobs, e vi spiegherò che mentre nessuno ha ancora capito, ha iniziato la rivoluzione dell’uso della tecnologia, della completa integrazione, della semplicità di utilizzo, del business e insomma sempre mentre anche voi non capite, porta il futuro e la bellezza del design nelle vostre case.

E purtroppo non si candida a presidente del mondo, che io lui con vicepresidente Roberto Baggio lo voterei senza nemmeno pensarci.

somethingair.png

Gente che frequento (da tempo, e con infinita amicizia), via sms.

- Ce ne andiamo in sud america? Mi sono rotto i coglioni..

due possibilità: debiti o…

- donne, eh?

- Si…. cazzo. Vorrei chiamare, vorrei che chiamasse, vorrei sapere che pensa, se mi pensa… e quindi la cosa migliore da fare è sparire, in un paese caldo!

ora, io sono dell’idea che se voglio fare una cosa, ci penso, e se proprio la voglio, la faccio. Senza pentirmene dopo: l’ho fatta perchè volevo farla. E non sopporto passaggi intermedi in discussioni tipo: devo dire 1) così mi viene detto 2) e io posso dire 3). Spesso 1) e 2) sono superflui, quindi perchè non dire direttamente 3)? Ad ogni modo:

- Se vuoi chiamare, chiama no? Io sono sempre dell’idea che i siparietti sono stupidi, e se voglio fare una cosa.. la faccio! Cmq se impianti in un paese caldo un’attività, anche – e possibilmente – illecita, io ci sono.

(chettelodicoaffà)

Questo sarà un post di merda. nel senso che parlerà di merda. Essì, bisogna avere il coraggio di parlarne (o scriverne, in questo caso), chè tanto è una cosa che facciamo tutti, ma troppo poco spesso viene trattata con la dignità che merita. Voglio dire, siamo ovviamente tutti d’accordo che cagare va annoverato tra i massimi piaceri della vita (in ossequio anche al più classico pappa- nanna- cacca- pompa), giusto?

Ok, siamo tutti d’accordo, proseguiamo. Sappiate che userò il linguaggio più appropriato a questo genere di argomenti.

Ero in ufficio, verso l’ora di pranzo, quando ho sentito l’inconfondibile stimolo. Per essere più chiari, quel piccolo movimento tellurico di roccia che si dirige verso valle, un piccolo solletico al retto.. oh, insomma, per usare un’espressione sempreverde, c’avevo ‘o stronzo che mibbaciava la mutanda.

Solitamente non disdegno di farla in ufficio, anzi, Da quando non ci sono (le mezze stagioni, i giovani di una volta e) i bei ritmi abitudinari pranzo della nonna, caffè e bagno della nonna oppure sveglia, caffè a stomaco vuoto e seduta.. oh, quando arriva bisogna farla. Non si scherza più un cazzo. Anche perchè alle volte l’alternativa è, dopo qualche giorno, aspettare il primo weekend, bere due caffè consecutivi, fumare una sigaretta nudi all’aperto con 3 gradi così da correre in bagno per il resto della giornata.
Conosco veri e propri amanti della seduta in ufficio, quelli che se vai in bagno alle 10 del mattino ci trovi già il Corriere e delle mosche morte, gente che ha più gusto a farla lì che a casa propria, e che quindi svolge il rituale quasi religiosamente.

Ad ogni modo, ho scelto di non andare in bagno perchè di lì a poco avevo un’importantissima partita del torneo di bliardino (si, vi ricordate bene, ero in ufficio. embè? ognuno in pausa pranzo fa quel cazzo che gli pare), e quindi ho rimandato.Ma visto che la “presenza” non cessava (appunto), ho deciso che oggi sarebbe stato bello farla a casina, tornato dal lavoro, e perdere una bella mezz’oretta controllando nel frattempo anche la mail.E così il pomeriggio passa, alle 18.15 esco e mi dirigo felice verso la macchina, pregustando il momento del rientro. Non sono con la mia, di macchina, dato che mio padre ha pensato bene di prendersela ieri, ma vabbè. Ah, come mi stimolano le vibrazioni mentre passo sulle rotaie del tram. Ah, che bello entrare in casa e correre al cesso, pregusto già il sollievo!

Tutti questi aulici pensieri fluivano gioiosi sulla via del ritorno verso casa, il mio monoloculo in zona centrale. Eh, che io sò ffico, c’ho in affitto il monolocale in centro (la cui disdetta è stata giustappunto mandata oggi), che per fortuna ho anche la macchina iùro4 che se no poi mi toccava aspettare le 19.30 ogni giorno per arrivare a casa, da quando hanno lanciato l’ecopass, che a milano sono avanti nella lotta allo smog (poi fa nulla se abbiamo il riscaldamento a manetta 16 ore al giorno, c’abbiamo l’ecopass). Ah! Ah! Schiappe! Adesso io passo gli ecovarchi e me ne vado a fare un’ecocagata a casa! Ahahahaha! Vedete? Con la mia macchina posso entr…

…..

‘nnaccia’amaronn’

…..

e così in bagno ci sono arrivato, ma alle 7.36 pm, GMT+1.

Saldi, primo giorno. Primo, e per quanto solitamente mi riguarda, unico: esco, compro quello che mi serve (sapendo già cosa mi serve), e buonanotte. Quest’anno sono accompagnato dal mio amico Foffo, giunto a Milano per l’occasione. Facciamo un giro la mattina, compriamo una cravatta a testa rigorosamente non in saldo (altrimenti non saremmo stupidi) e ci teniamo il grosso della spesa per il pomeriggio nel negozio amico.

Tornati a casa, si discorreva del modo in cui sarebbe tornato a casa dopo gli acquisti, visto che aveva solo una piccola sacca rubata alla sua ragazza. “Ci vorrebbe una bella borsa weekend”.

 

Borsa weekend???? In pratica, null’altro che una sacca di media grandezza, dove infilare il necessaire per un paio di giorni, di gradevole aspetto e che non ti faccia sembrare uno zingaro. Mi indigno quando Foffo cita un modello di Louis Vuitton, dato che non sopporto monogrammatiche ostentazioni, e poi proseguiamo a descrivere dimensioni, forma e funzionalità ideali, finendola lì.

 

Piano di spesa per il pomeriggio: un abito, qualche maglione, due paia di jeans, e al massimo delle camicie. Il mio conto in banca è sotto stress da mesi (ma il vantaggio di lavorare in banca è che si può avere del meraviglioso credito), la tredicesima (e oltre) l’ho giocata in anticipo sul piatto del mio nuovo Mac portatile, ho le mani bucate come se avessi stimmate da cui gocciolano soldi, per cui mi dò un obiettivo. Devo stare entro quella cifra.

 

Entriamo nel negozio, mi aggiro, prendo le prime cose, e vedo una borsa weekend. Una meravigliosa borsa weekend. Old style, in pelle. Guardo il prezzo: inabbordabile. Ottimo, è così fuori budget che non posso, nemmeno volendo, fare una stronzata del genere. Anche Foffo la nota: “ci farei un pensierino, non avessi comprato l’inverosimile”, cosa che effettivamente ha fatto. E ogni volta che si lamenta perchè non sa come tornare a casa dovendo prendere il treno pieno di borse, lo solletico: “ti ci vorrebbe proprio, quella borsa weekend”.

 

Speravo, davvero, di sfuggire all’inevitabile.

 

Due ore nel negozio, un bel pò di roba, e sguardi fugaci alla borsa. Cazzo, non costasse tanto. Cazzo, proprio quello di cui parlavamo oggi. Pensa, che coincidenza. E che peccato non poterla prendere. Ma vabbè.

 

E alla fine, il conto. Bravo, mitico, esattamente la cifra preventivata. Continuo a fare battute sulla borsa. Nego di poterla comprare, mi struggo ma nodaipropriononpossononnò. A quel punto Paola, la tentatrice, mi chiede se volevo sapere a che prezzo me l’avrebbe fatta suo padre. Si allontana, e dico a Foffo: “quanto potrà mai dirmi.. e se anche dicesse XXX euro invece di YYY, che faccio??

 

Lapidario: “se ce li hai, prendila”

 

No che non ce li ho. Ma arriva il responso. Esattamente “XXX”. La carta revolving (il nome deriva dalla pericolosità pari a quella di un revolver) emette un trillo stile msn.

 

A quel punto, mi mancava solo di dire cose da “donna che si autoconvince pur di comprare quei meravigliosi stivali in vetrina”: effettivamente sta benissimo col cappotto, dai la prendo che tanto la uso tutti i giorni, ci posso mettere anche il computer, è un’occasione irrinunciabile, eh, scusa, se devo fare un weekend è proprio quello che mi serve. Che buffone.

 

 

kerouac4.jpg

no… non parlo più con i lampioni lungo i viali…
son diventati troppo snob

e tu che fai… traffico in perle per maiali..

E quindi stasera uno dei quei posti pieni di varia umanità, di facce viziose e farabutte, di quelli che han venduto per tremila lire la madre ad un nano.
E poi? Capodanno? No, no, ma che capodanno. Al massimo Capo d’Otranto. E magari, che stare lì ai piedi di quel faro, all’alba, è una delle cose più belle che ti possano capitare, sient’ammè (e consiglio clic sulla foto per ingrandire).

Buon duemilaqualcosa, mi pare che si usi dirlo.



Ogni volta che sento la parola “nulla” penso alla Storia Infinita e a quel fantastico fortunadrago batuffoloso (Falkor, adoravo lui, quel fare assonnato e soprattutto la gggrattatina dietro l’orecchio), al Mordiroccia o al lupo che parlava dalla grotta – si vedeva anche da bambini che era fintissimo, però gli occhi che si illuminavano di rosso facevano un pò paura. Atreyu mi stava decisamente sulle balle, però altri personaggi erano bellissimi. Ok, io sono un depresso, però Morla – l’essere millenario – era favoloso nella sua rassegnazione sull’impotenza degli esseri umani al limite del nichilismo (effettivamente devo aver qualche problema, se ho sempre trovato affascinante una gigantesca tartaruga che viveva solitaria in una palude e con fare menefreghista sentenziava: “Senti piccolo, noi siamo vecchi e abbiamo veduto abbastanza. Per chi sa tante cose come noi non c’è più nulla d’interessante. Il bene, il male, il bello, il brutto, la stupidità, la saggezza…. Niente è importante!”)

Che c’entra tutto questo preambolo? Nulla, appunto. È che ho bisogno di ferie. Ma non ferie stile villaggio vacanze (li ho sempre odiati: perchè dovrei andare, che ne so, a Cuba e chiudermi in un posto finto senza andare in giro per il paese a godermelo?) o simili. Ho bisogno del nulla. Il far nulla più assoluto per un bel pò di giorni, per scacciare il Nulla che mi ha assalito da un bel pò di tempo.

E poi a questo punto nella bozza del post in teoria partiva una digressione su cosa vuol dire essere professionisti del far nulla. Ma temo di non essere Atreyu, nè di avere la botta di culo di un fortunadrago che giunge dal cielo. Sono piuttosto il cavallo che a un certo punto rimane nel Nulla della palude: chiudo qui, e arrivederci a tutti.

(prologo di “Scivola vai via” di Capossela)

Mi dissero una volta che me n’ero andato
ma quando, però quando se sempre sto tornando a casa e quartieri e città
e mai nessuno di voi è il mio quartiere
il mio barrio
così lo chiamerò il posto dove mi sentirò uno di voi
e le vostre voci lontane saranno musica per il mio cuore
di modo che se fossi nel mio barrio
avrei spalle su cui appoggiar le mani
e orecchie a cui confessarmi
e case
e lumi
e stelle che dall’alto sul tetto della casa dei miei vecchi mi direbbero:
fermati..

Ma quant’è bello quando:
in una giornata così
(per intenderci, grigia plumbea brutta con la pioggerellina e l’umido nell’osse e dint’o core)
un impegno
(per intenderci, di quelli che avevi controvoglia dovuto programmare la settimana precedente)
che comportava un notevole sforzo orchitico
(per intenderci, una rottura di coglioni enorme tipo prendere l’autostrada più trafficata del mondo nell’ora di punta e andare a sbatterti a 1 ora dal posto dove sei)

salta all’improvviso e quindi tu sei libero di assecondare la tua grizzlantropìa (come la licantropia, solo che ti trasformi in grizzly), ovvero:
ad un certo punto sfanculare tutti, correre a casa, prendere il martello e inchiodare un paio di assi alla porta per barricarti dentro, fare qualsiasi cosa ti passa per la testa senza rendere conto a nessuno e quindi fanculo giornata plumbea brutta etc, fanculo impegno e – giacchè ci siamo e per intenderci meglio – fanculo tutti?

Abbasso e alè, nuntereggaepiù

Un anonimo filosofo, parlando con un altro anonimo che tentava di convincerlo che “se questo, se quello, se se se…”

- Eh, e se pisciavo benzina, allora non avevo bisogno di andare a fare il pieno.

e beh, effettivamente non fa una piega.

Post più letti

  • Nessuna

Archivi

Blog Stats

  • 2,468 hits

 

Novembre: 2009
L M M G V S D
« Ott    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30